I punti di fuga

Esistono molteplici trucchi che usiamo da fotografi per trasmettere all’osservatore ciò che ci interessa cui egli si soffermi a guardare nella nostra immagine. Uno dei metodi più frequentemente impiegati è quello di ricorrere alla prospettiva ed ai punti di fuga, al fine di sottolineare la grandezza di un paesaggio, per esempio, oppure per aggiungere un senso di drammaticità ad una fotografia.

Vediamo come, partendo però da una premessa di natura storica.



In passato, quando Photoshop e programmi affini ancora non esistevano (e neppure la macchina fotografica), i pittori e gli scultori hanno avuto non pochi problemi con la prospettiva. Se per gli scultori dell’epoca romanica era consuetudine evitare la prospettiva, nel medioevo la quasi totalità dei pittori tentavano di riprodurla su tela. Tentativi che hanno cominciato ad andare a buon fine grazie a Filippo Brunelleschi che nel 1413 definì un metodo geometrico per rappresentare la prospettiva. Nel 1413, infatti, è nato (su tela) il concetto di punto di fuga: il punto in cui le linee parallele sembrano convergere.

La percezione del punto di fuga da parte del nostro cervello è direttamente legata alla dimensione degli oggetti man mano che questi si “allontanano” dall’osservatore: un pittore che vuole rappresentare nel suo dipinto un punto di fuga non dovrà fare altro che ridurre la distanza tra le linee parallele, il che significa farle convergere (o quasi).

Nel nostro campo dunque, la fotografia appunto, accade la medesima situazione: osservate per esempio la foto dei due binari qui di seguito.

Photo by Antoine Beauvillain on Unsplash

I binari convergono in un determinato punto all’orizzonte.  Cosa non vera! Tant’è che il nostro cervello la traduce in prospettiva, ovverosia continua ad immaginare i binari paralleli ma aggiunge la dimensione prospettica per giustificare la convergenza degli stessi.

I punti di fuga sono dei veri e propri catalizzatori di attenzione. Essi infatti guidano lo sguardo dell’osservatore, ed è per questo che sono largamente utilizzati in fotografia, soprattutto da chi fa fotografia di panorami o di architettura.



Fare buon uso dei punti di fuga

Non tutte le scene hanno linee parallele o punti di fuga evidenti, per cui alle volte è necessario enfatizzarli. Per esempio, se si desidera aumentare la percezione di un’immagine o la sua drammaticità, si può usare un obiettivo grandangolare in quanto tende ad esagerare gli angoli e la visione prospettica di una scena, soprattutto ai bordi della stessa. Al contrario, se sono presenti punti di fuga troppo evidenti e volete alleggerirli un poco, potete usare una lunghezza focale maggiore (ad esempio usando lo zoom).

 

Photo by Verne Ho on Unsplash

Vi ricordate quando abbiamo parlato della regola dei terzi? Questo è un ottimo momento per farne uso: provate a posizionare il punto di fuga all’intersezione di una delle linee guida della griglia tipica della regola dei terzi. Oppure, a seconda del tipo di forza della vostra composizione, potete decidere  di rompere la regola, posizionando le linee parallele al centro della scena da ritrarre.

I punti di fuga producono un effetto maggiore se inclusi all’interno della foto, ovvero sia di parte del soggetto. Nel classico esempio dei due binari, provate ad immaginare di posizionare qualcosa (una persona per esempio) in mezzo ai binari in modo tale che le rotaie alle sue spalle non siano visibili: in questo modo si lascia all’immaginazione dell’ osservatore il collegamento delle linee verso l’orizzonte.

Photo by Rainer Taepper on Unsplash

 

Utilizzare un punto di fuga con un soggetto

Un punto di fuga non è utile solo per i paesaggi e per l’architettura. Le linee convergenti oltre a rendore l’aspetto della vostra fotografia più tridimensionale, aiutano altresì a portare l’occhio dell’osservatore in uno specifico punto o zona dell’immagine. In soldoni le linee convergenti si possono usare come fossero delle vere e proprie frecce, indicando allo spettatore dove rivolgere lo sguardo.

Ovviamente questo è più facile a dirsi che a farsi. Non possiamo posizionare per esempio il nostro soggetto alla fine delle classiche rotaie convergenti in quanto lo spettatore sarebbe costretto inevitabilmente a fare uso di una lente di ingrandimento per vedere il nostro soggetto! E’ invece tassativamente necessario individuare un punto dinanzi al punto di fuga che sia:

  • non troppo lontano dall’obiettivo per evitare la dimensione ridotta;
  • non troppo vicino all’obbiettivo in quanto le linee convergenti devono avere il tempo (ovvero, lo spazio visivo) per dare la giusta prospettiva alla scena.

Photo by Dan Gribbin on Unsplash

Ciò fa si che il punto di fuga diventi un grande strumento per i ritratti soprattutto quando si sta cercando di inglobare il soggetto in un ambiente significativo:  un cantante in un palazzetto, un vescovo in una cattedrale, un agricoltore all’interno del proprio orto recintato, un bimbo che gioca in un parco.
Se il nostro soggetto è particolarmente significativo e già di per se è in grado di catalizzare l’attenzione dell’osservatore, allora lo si può inserire in una posizione opposta rispetto al punto di fuga in modo da bilanciare il peso visivo. Il punto di fuga attirerà l’occhio dello spettatore in lontano dal soggetto ma se quest’ultimo è abbastanza forte, l’occhio dello spettatore tornerà su di esso per riposare.